L' ITALIA FRA NOI

 

EN00501_.WMF (4072 bytes)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina iniziale

AN00790_.WMF (5684 bytes)

 

Pagina fondamentale

BS00648_.WMF (18368 bytes)

L’ALTRA MUSICA

L’etnomusicologia e la musica degli “altri”

In ogni manifestazione folklorica c’è almeno un uomo che agisce, un uomo per il quale essa ha importanza e una sua utilità''. Se non c’è almeno un individuo per il quale una certa manifestazione ha ragion d’essere, essa scompare”.Il sociologo francese Marinus, in questa sua felice definizione, sintetizza un concetto basilare per la comprensione del mondo popolare e della musica di tradizione orale: la pratica musicale popolare ? sempre integralmente manifestazione contemporanea, nella quale la decorazione e il divertimento non sono mai causali. La musica popolare non è immobile nella storia, non si deve, come spesso accade, confonderla con la musica antica. E’ in continua evoluzione proprio perchè viva, non vive nel passato e non si

alimenta del passato.”I fatti non devono essere osservati in funzione del loro passato, ma come fatti viventi”, ci illumina ancora Marinus. Esiste una disciplina che studia, da questo punto di vista, la musica popolare ( non si confonda con il folklorismo bieco, che invece coltiva la venerazione e la celebrazione del passato).

L’etnomusicologia si occupa delle musiche etniche, popolari e delle civiltà extraeuropee, cioè di quella parte quantitativamente prevalente del repertorio mondiale per consuetudine, ma ingiustamente, lasciata ai margini dalla cultura musicale ufficiale. Negli ultimi cento anni questa disciplina ha definito i suoi scopi, le sue metodologie, i suoi campi di ricerca e la sua collocazione rispetto alla musicologia ( lo studio della musica “colta”) da un lato, all’antropologia e all’etnologia dall’altro. La differenza tra musica popolare e musica colta sta nella scrittura. “La scelta scritta ( coincidente, del resto, col continuo crescere del prestigio nella cultura occidentale d’ogni forma di fissazione grafica del pensiero) ha caricato-

secondo l’etnomusicologo Roberto Leydi- di un significato totalizzante il documento notato che, di conseguenza, ha finito per assumere una posizione quasi autonoma rispetto ai processi reali della creatività musicale”.

Ma non bisogna dimenticare che la notazione musicale, così come la scrittura verbale, sono la formalizzazione successiva del suono e della parola detta.

I rapporti tra ciò che è orale e ciò che è scritto sono cambiati nel corso della storia, procedendo entrambi verso il privilegio della visualizzazione.

L’etnomusicologia non è solo una disciplina ma anche una metodologia e, in quanto tale, si possono affrontare con essa le analisi più diverse dei più diversi stili e generi musicali. La tecnica dell’ascolto musicale parte dal presupposto che non esistono molte musiche, ma che una sola è la Musica, sia essa contadina o sinfonica, leggera o jazz, le voci dei venditori ambulanti o la canzone napoletana. E’ possibile (e anche divertente) un ascolto la cui prospettiva di indagine sia opposta a quella consueta: qui la tradizione colta è vista come “altra”, come extrapopolare.

Per una volta almeno sono i “bianchi” a essere “gli altri”.

 

Anna Cepollaro Della Valle

Etnomusicologa e giornalista