L' ITALIA FRA NOI |
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NOVITA' LETTERARIE a cura di Maria Teresa Reicher
Dolce per sè di Dacia Maraini Ed. Rizzoli, 1997
E' un romanzo costituito di sedici lettere indirizzate da Vera, anni 45, scrittrice, ad una bimba di nome Flavia, sei anni. Flavia è la piccola. nipote di Edoardo, compagno di Vera e appassionato violoncellista. L'incontro di Vera e Flavia è occasionale, in un albergo delle Alpi austriache dove si riunisce la famiglia di Edoardo e di Flavia, ma una intensa corrente di simpatia si stabilisce subito tra di loro e spinge Vera - trasparente immagine dell'autrice - ad un colloquio per corrispondenza. Nonostante la grande differenza d'età la bambina è in grado di capire chi le si rivolge con affetto e sensibilit? e Vera pu? trovare le parole giuste per aprire il suo mondo di adulta alla comprensione di Flavia. E' un mondo fatto di presente e di passato, di fantasie, di memorie dolci e amare, tutte irrinunciabili, linfa vitale del presente che di di esse è sintesi e superamento. Come per Leopardi nelle "Ricordanze", il "Rimembrar" è "dolce per sè, ma con dolor sottentra il pensier del presente, un van desio del passato..." Nelle sue lettere Vera parla di sè, del suo quotidiano: un viaggio in compagnia dell'amato, la luce di un paesaggio, la presenza di un animale domestico, il colore acceso di un abito, ma l'occasione personale apre a un discorso per tutti, riflessione sulla condizione umana e sul nostro tempo. Così parlando dell'amico musicista o delle sorelle "che sono state sempre sedute sulle panchine del mio cuore" il discorso si allarga al valore degli affetti familiari, alla loro forza indistruttibile presente soprattutto nei momenti supremi della sofferenza e della morte. Cosµ l'incontro con un cuoco siciliano in un albergo tirolese richiama il ricordo struggente di Bagheria, terra natale della Maraini, le sue ville barocche "che sono tra le cose più belle della Sicilia dopo i templi greci" e insieme la rovina della speculazione edilizia. Ma il tema più originale, cuore di tutto il romanzo, è la musica. Per qualcuno - l'innamorato/amico Edoardo, ma non soltanto per lui - la musica è ragione di vita, dimensione dell'anima, tensione inesauribile verso la perfezione che del presente imperfetto ha bisogno per potersi esprimere. Come il Gattopardo contempla il cielo stellato alla ricerca delle sue leggi immutabili, Edoardo esplora con il suo violoncello l'universo mondo delle note, aderendo con " sincera sottomissione alle regole assolute della geometria musicale". Infine la parola stessa si fa musica, piegandosi ad imitarne il fraseggio e il ritmo con l'uso sapiente delle pause, la caduta degli accenti, il rotolare delle sillabe, secondo un'arte in cui la Maraini è maestra. Pur elegante e raffinata, la lingua non presenta difficoltà di lettura. Il romanzo è frammentato e unificato dalle sue lettere, ciascuna delle quali si richiama alle altre, ma anche se ne separa, costituendo un nucleo di racconto a se stante.
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