L' ITALIA FRA NOI |
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Avvicinare gli studenti al multimedia attraverso il cooperative learning: esperienza in classe
Intervista a Giulio Molisani -Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Atene It@lia in rete: intervista alla fondatrice di 6 In Rete Consulting Seminari della Societa' Dante Alighieri
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LA COMUNICAZIONE NON VERBALE NELL'INSEGNAMENTO DELL'ITALIANO A
STRANIERI IN PROSPETTIVA INTERCULTURALE Prof.ssa
Pierangela Diadori (Universita per Stranieri di Siena) Seconda parte
Cronemica La
concettualizzazione e l'uso del del tempo da parte dei membri di una determinata cultura
costituiscono la base della competenza cronemica1: da quella piu "nascosta" e
sottilmente diffusa fra i piu svariati comportamenti comunicativi (ritmo del parlato,
turni di parola nel dialogo, lunghezza delle pause in relazione al contesto ecc.) a quella
codificata in modelli di tipo socioculturale (la puntualita, gli orari dei pasti, i tempi
di apertura dei negozi ecc.). La cronemica nel discorso "Lasciami finire il
discorso...": questa frase assolutamente normale per un italiano e inconcepibile
presso quelle culture che rispettano una struttura molto piu rigida nei turni di parola
del dialogo. Infatti "gli italiani, e piu in generale i latini, hanno maggiore
flessibilita di altre culture nel turn taking, soprattutto nel 'collaborare' con
l'interlocutore evitandogli lo sforzo di completare la frase una volta che il suo
significato sia intuitivamente chiaro. (…) I nord-europei e gli americani invece sono
particolarmente gelosi del loro 'territorio' comunicativo, per cui mal tollerano le
intrusioni dell'interlocutore fino a quando, con il tono di voce e con una pausa, non
abbiano indicato che la loro battuta e terminata" (Balboni, 1999: 98).Diverse
convenzioni regolano dunque, da cultura a cultura, la possibilita di interrompere qualcuno
che parla, cosi come la durata dei convenevoli e delle pause. E' noto, per esempio che per
i latini un silenzio prolungato dell'interlocutore e interpretato come un commento
negativo, mentre gli scandinavi e i baltici apprezzano le pause e i silenzi, anche in
contesti sociali in cui un italiano, al contrario, tenderebbe a riempire qualsiasi vuoto
di comunicazione verbale. Per gli italiani, dunque, esistono dei tempi (piu ristretti
rispetto a quelli delle culture nord-europee) oltre i quali una pausa corrisponde a
un'interruzione della comunicazione, da interpretare, nel caso che sia volontaria, come un
messaggio di irritazione, scortesia, opinione contraria. La
puntualita "Puntualita",
"fretta", "fra un minuto", "vengo subito!",
"dopo", "presto", "tardi" sono espressioni corrispondenti a
concettualizzazioni del tempo che possono variare da cultura a cultura. Essere puntuali
per un giapponese corrisponde a un leggero anticipo rispetto all'orario stabilito, per un
tedesco significa invece arrivare all'ora esatta, per un italiano significa arrivare
qualche minuto dopo (come testimonia il "quarto d'ora accademico" che segna
l'inizio delle lezioni universitarie con un massimo di 15 minuti di ritardo rispetto alla
data indicata nei programmi dei corsi): in America Latina, poi, chi arriva puntuale mette
davvero in imbarazzo, visto che un ritardo "educato" va dai tre quarti d'ora
all'ora e mezzo. Ma anche in Italia non tutte le culture regionali condividono gli stessi
comportamenti cronemici, e soprattutto i ritmi di vita delle grandi citta, piu accelerati
e rigidi, stanno sempre piu differenziandosi da quelli dei piccoli centri e ancora di piu
dagli ambienti rurali. Gli
orari Conoscere
gli orari dei pasti del popolo di cui si studia la lingua rappresenta uno dei pochi
comportamenti cronemici che da sempre hanno accompagnato lo studio di una lingua
straniera. Del resto non e facile dimenticare il disagio dovuto nei primi tempi
all'anticipare o posticipare i propri ritmi alimentari: dalla cena tedesca alle cinque del
pomeriggio, a quella italiana alle otto, a quella greca dopo le dieci di sera! Ma gli
orari dei pasti sono anche collegati con i tempi della socializzazione, diversi da un
popolo all'altro: in Italia si socializza al bar fra colleghi all'ora del cappuccino di
meta mattina, o a cena con gli amici; nel nord Europa invece si socializza la sera mentre
si beve birra o superalcolici. In Italia e prevista di solito solo l'ora di inizio di un
evento (conferenza, festa, vernissage, spettacolo cinematografico ecc.) e non viene
espressamente indicata la fine, mentre in molti cocktail parties americani si prevede
anche l'ora di chiusura entro la quale gli ospiti devono lasciare la festa. In Italia non
solo sarebbe scortese fissare un orario di chiusura per un incontro sociale, ma
addirittura abbandonare una cena prima degli altri commensali e considerato poco educato e
richiede di profondersi in scuse e giustificazioni: gli incontri conviviali sono sentiti
quasi come eventi che hanno un inizio ma non una fine che non sia quella determinata dalla
stanchezza dei convitati! La
gestione del tempo in ambito professionale. La gestione del tempo diventa di cruciale
importanza nelle relazioni di lavoro: qui le incomprensioni interculturali hanno una
rilevanza immediata e possono tradursi in insuccessi di tipo professionale. Come rileva
Balboni (1999: 100 sgg.), i popoli mediterranei sono in questo campo molto piu flessibili
dei nord europei e nord americani, per i quali i ruoli gerarchici si traducono anche nella
possibilita di aprire e chiudere una seduta, o per i quali risulta inconcepibile non
attendere l'intero giro di tavolo prima di esprimere la propria opinione sull'intervento
di un altro partecipante. Rapporti
fra comunicazione verbale e nonverbale.Le componenti paralinguistiche del linguaggio e il
codice gestuale sono i due aspetti della comunicazione nonverbale che piu degli altri sono
in stretta relazione con il codice lingua. Nell'illustrare
la sua teoria sulla "triplice struttura di base"
(linguistica-paralinguistica-cinesica) Poyatos (comunicazione personale) rileva che il
comportamento nonverbale che precede, accompagna o segue il messaggio verbale puo: a.aggiungere informazioni b.rafforzare
("Ma cosa vuoi?" , accompagnato dal movimento della mano a borsa per rafforzare
il tono aggressivo della domanda) c.duplicare
("Non ci voglio andare!" seguito da un gesto con la mano a taglio che ripete il
concetto di negazione) d.enfatizzare
("Bene! Siamo pronti!", accompagnato da un colpo battuto sul tavolo o su una
gamba o battendo i palmi delle mani una sola volta) e.de-enfatizzare
("Mmmm … si si", l'esitazione, la pausa o l'abbassamento di voce rendono meno
enfatico il "si") f.contraddire
("Carino!" espresso con intonazione canzonatoria esprime l'esatto contrario del
complimento espresso a parole) g.mascherare
(quando il comportamento nonverbale cerca di mascherare le reali intenzioni comunicative,
p.es. accentuando i movimenti facciali o il tono di voce cortese, come nel caso del
sorriso con cui i giapponesi camuffano imbarazzo o irritazione) h.economizzare
("E' cambiato da cosi a cosi", accompagnato dal rovesciamento del palmo della
mano, permette di non esprimere esattamente a parole quale fosse la condizione iniziale e
quella di arrivo) i.sostituire
parole (puntare il dito verso un oggetto puo significare "Voglio quello!") In
questi ultimi due casi, i gesti si inseriscono nel processo comunicativo in base ad una
chiara applicazione del principio dell'economia linguistica: a.quando
si vuole esprimere qualcosa difficile da tradurre a parole (si pensi agli insulti o al
gesto che in Italia indica che qualcuno e cornuto o omosessuale); b.quando
si vuole trasmettere un concetto piu rapidamente senza ricorre a lunghi costrutti verbali
(si pensi agli insulti o gli apprezzamenti per strada) c.quando
esistano particolari impedimenti fisici che limitino l'uso della voce (eccessiva distanza
fra gli interlocutori, afasia, comunicazione attraverso un vetro, particolari divieti). Piu
sinteticamente Poggi - Magno Caldognetto (1997: 154) notano che "un segnale di
modalita (ad esempio un gesto), rispetto a un segnale che e o dovrebbe essere prodotto in
un'altra modalita (ad esempio una o piu parole) puo avere quattro diversi tipi di rapporti
o funzioni": a.ripetitiva,
se il gesto porta esattamente lo stesso significato delle parole, b.aggiuntiva,
se il significato del gesto aggiunge informazioni a quello delle parole, c.sostitutiva,
se il gesto porta un significato che il parlante ha previsto nella pianificazione del
parlato, ma a causa di un lapsus, di una dimenticanza o di una reticenza intenzionale non
ha prodotto in quella modalita, d.contraddittoria,
se il significato del gesto contraddice quello delle parole.2 Come
nella lingua troviamo voci "olofrastiche" che da sole formano una frase (come
l'interiezione toh! che sottintende "Che sorpresa!" o "Questo fatto mi
sorprende!") e altre che sono invece propriamente "lessicali" (aereo,
comprare, spesso), cosi anche in ambito gestuale troviamo i gesti-frase (ruotare la mano
con le dita piegate, gesto corrispondente alla frase "Vai via!"; il pollice alzato che significa "Tutto a
posto!; l'alzata di spalle corrispondente a "Non me ne importa niente!") e i
gesti-parola (strofinare l'indice contro il pollice per indicare il denaro; indicare se
stessi in sostituzione della parola io). Nel linguaggio verbale possiamo usare una singola
voce lessicale anche con valore olofrastico (per esempio quando diciamo "Birra!"
in un bar, per chiedere "Vorrei avere una birra!") e lo stesso avviene quando un
gesto-parola assume il valore di una frase a seconda del contesto, dei ruoli degli
interlocutori e dell'espressione facciale che lo accompagna. Ruotare la mano vicino alla
tempia, che indica pazzia o stupidita, puo infatti significare "Tu sei matto!",
"Quello e matto!" "Ma per chi mi hai preso?"; il gesto che mima l'atto di fumare puo
corrispondere a una richiesta ("Mi dai una sigaretta?"), a un commento
("Quello fuma un sacco!"), un invito ("Andiamo a fumarci una sigaretta?) e
via dicendo. Come rileva Isabella Poggi (1986: 109), "l'osservazione parallela di
questi fenomeni nella comunicazione verbale e in quella nonverbale introduce ai concetti
di base della grammatica, definendo in termini semantici e pragmatici le nozioni
fondamentali di frase o parola".3 Da uno spoglio dei gesti simbolici
("emblemi") presenti in alcuni film italiani degli anni Ottanta4, considerati in
rapporto al loro significato e al comportamento verbale ad essi collegato (Diadori, 1992),
e stato notato che alcuni rari gesti sono sempre accompagnati dalla stessa espressione
linguistica o paralinguistica: - la
mano tesa rovesciata a palmo in su per indicare cambiamento completo: "Sono cambiato
da cosi a cosi", -
l'indice teso davanti alla bocca per invitare a fare silenzio, abbinato al suono
"sss" o "sc". - la
mano a taglio che batte contro lo stomaco, per indicare antipatia: "Quello mi e
sempre stato qua!" Altri
gesti sostituiscono invece le parole e sono abbinati a una pausa di silenzio: - mano
a borsa con le dita che si uniscono una sola volta, per invitare a chiudere un discorso
troppo lungo, - mano
a borsa con le dita che si stringono ritmicamente, per esprimere paura, - la
linguaccia come insulto o scherno, - la
mano che ruota con pollice e indice tesi, per esprimere una negazione. Ci
sono poi certi gesti che si sovrappongono al parlato trasmettendo un significato che
modifica quello delle parole pronunciate simultaneamente: -l'occhiolino
che invita a un'intesa l'interlocutore, -- le
corna dietro la schiena che denunciano come falso quello che il soggetto sta dicendo. -Piu
spesso i gesti accompagnano il parlato per confermare e rafforzare il significato del
messaggio verbale. Un gesto come quello della mano a borsa, per esempio, serve per
enfatizzare la domanda ma non corrisponde a precisi esponenti linguistici, e al massimo a
certe forme colloquiali come "che
cavolo", "una buona volta" o alla particella introduttiva
"Ma...". Nei film analizzati infatti, il gesto veniva realizzato dal soggetto in
corrispondenza di frasi di questo tipo: -Borotalco:
"Che ne sai te? chi te lo dice?" (Verdone parlando alla fidanzata). "Ma che
mi dirai?"."Ma insomma, ma che vuole tuo padre da me? (Verdone parlando alla
fidanzata) -Il
bisbetico domato: "Ma chi ti ha interrogato a te?" (Celentano) -Compagni
di scuola: "Ma dove cavolo stara?" (Verdone parlando da solo). "Che volevi?
cosa volevi? ma perché mi devi aspettare? ma perché?" (Verdone parlando al
telefono). "Ma si puo sapere una buona volta che cavolo di colpe ho?" (Verdone). Tecniche
didattiche per l'insegnamento/apprendimento delle componenti nonverbali La
tecnica didattica che si associa piu spesso allo sviluppo delle componenti nonverbali
della comunicazione e la drammatizzazione (Curricolo…, 1995: 206), che permette agli
studenti di simulare interazioni in lingua straniera, adattando anche il proprio
comportamento cinesico, prossemico e cronemico
alle coordinate relative al contesto "virtuale" evocato in classe (i ruoli
reciproci degli interlocutori, il tema del dialogo, l'ambiente). Limitandoci agli aspetti
cinesici della comunicazione, si puo anche favorire la consapevolezza dei reciproci
rapporti che legano il linguaggio verbale e nonverbale (in L2, ma anche in L1) proponendo
per esempio un'attivita basata sui gesti olofrastici (che possono cioe corrispondere a
un'intera frase). Il docente potrebbe fornire una scheda di lavoro come quella riportata
al n. 1 nell'appendice 2, che gli studenti devono completare con: ·la
descrizione di un possibile contesto comunicativo in cui un interlocutore potrebbe fare
ricorso al gesto indicato; ·la
frase che il gesto potrebbe accompagnare o sostituire. L'insegnante
potrebbe costruire altre griglie simili, fornendo, invece dei gesti olofrastici, una
schematica descrizione dei contesti comunicativi o le frasi corrispondenti ai gesti piu
diffusi, e chiedendo alla classe di completare (a coppie o in gruppo) le caselle lasciate
vuote. Un
lavoro di tipo interculturale puo essere quello suggerito da Poyatos (comunicazione
personale) e riportato al n. 2 dell'appendice 2. Si tratta di stimolare la riflessione sui
movimenti del corpo che vengono associati (spesso inconsciamente), per esempio, a ·concetti
come "io", "denaro", "bella donna", ·azioni
come contare, rispondere negativamente o affermativamente; ·ordini
o insulti, In una
classe plurilingue e pluriculturale il confronto fra culture avverra spontaneamente, anche
senza un intervento esplicativo dell'insegnante, osservando i diversi modi di rotare o
oscillare la testa per dire "si" o "no"5, le dita usate per contare da
uno in poi6, i gesti che, innocui in una cultura, costituiscono il massimo tabu in
un'altra7, una volta completata la griglia contenente i gesti usati in Italia con questi
significati. Analizzare
le espressioni metaforiche di una lingua alla ricerca dei comportamenti gestuali a cui
fanno riferimento puo fornire in primo luogo materiale di riflessione sul rapporto fra
lingua e cultura: si pensi alle innumerevoli metafore gestuali contenute nelle espressioni
idiomatiche in italiano, e alla loro relativa scarsita nelle lingue germaniche. Altri
gesti "cristallizzati" in certe espressioni metaforiche italiane (come levarsi
di cappello, tenere i piedi su due staffe, difendere a spada tratta) testimoniano invece
l'evoluzione della gestualita nel tempo, anche all'interno della stessa cultura.
Nell'attivita proposta al n. 3 dell'appendice 2 sono riportate alcune espressioni
idiomatiche italiane che fanno riferimento a comportamenti gestuali ancora in uso
(allargare le braccia, mordersi le mani, toccare ferro) o solo metaforici (fare orecchi da
mercante, mangiarsi le mani, alzare il gomito), ciascuno con la spiegazione del rispettivo
significato: dopo aver sensibilizzato gli studenti sugli aspetti sincronici e diacronici
del linguaggio e sul fatto che la lingua riflette anche il comportamento nonverbale di un
popolo, si passera ad un confronto interlinguistico e interculturale, prima traducendo
l'espressione idiomatica italiana nelle diverse lingue degli studenti, e poi traducendo
queste in italiano8. 1 Il
termine chronemics e stato coniato da Poyatos (1983). 2 Sul
rapporto fra gestualita e linguaggio verbale nell'ambito della comunicazione fra soggetti
normali cfr. anche Key, 1980; McNeill, 1992, Rime e Schiaratura 1991. 3 Per
un esempio di attivita didattica che permette di prendere coscienza del rapporto
inscindibile fra contesto comunicativo e comunicazione cfr. appendice 2, attivita 1. 4
Borotalco (1980) di C. Verdone; Stregati (1985) di F. Nuti; Non ci resta che piangere
(1984) con M. Troisi e R. Benigni; Vacanze di Natale (1983) di C. Vanzina; Il bisbetico
domato (1980) di Castellano e Pipolo; Bianca (1984) di N. Moretti; Sposi (1988) di P.
Avati; Compagni di scuola (1987) di C. Verdone; Amici miei atto II (1982) di M. Monicelli;
Ho fatto splash (1980) di M. Nichetti, Passione d'amore (1981) di E. Scola. 5
L'affermazione si esprime in Italia rotando la testa da destra a sinistra e viceversa, ma
in India, per esempio, si usa oscillare la testa da e verso la spalla, con un gesto che le
culture occidentali interpretano come segno negativo (e quindi con significato opposto). 6 In
Italia fin da bambini si conta partendo dal pollice (1), a cui si aggiunge
progressivamente l'indice (2), il medio (3), l'anulare (4) e il mignolo (5). In altre
culture (per esempio in Giappone) si comincia invece dal mignolo (1) e si prosegue con
l'anulare, il medio. In Italia "tre birre" si possono ordinare con pollice,
indice e medio tesi, ma in Brasile, per esempio, questo gesto sara interpretato dal
cameriere come un "due", visto che per il numero "tre" si userebbero
invece l'indice, il medio e l'anulare tesi: i movimenti del pollice, per lui, in questo
contesto non sono significativi, per questo non li "vede". Per lui pertinente e
solo l'assenza dell'indice teso, che corrisponde dunque a un "due" invece che a
un "tre". 7 La
"pernacchia" che i francesi usano per dire semplicemente "non lo so" o
"che me ne importa" e un atto piuttosto sgradevole per un italiano, cosi come le
mani aperte con il palmo rivolto verso l'interlocutore corrispondeono al gesto piu
offensivo in Grecia (il cosiddetto muza), mentre in Italia al massimo potrebbero essere
interpretate con il consiglio di fare con calma. 8 Un
esempio: tocco ferro! per esprimere scaramanzia, si traduce in inglese touch wood! che in
italiano significa letteralmente tocco legno!. |