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| Editoriale Come organizzare una medioteca Intervista al Rettore Pasanisi del L.I.U.P.S. Viaggio in Italia: La Sardegna Letteratura in classe: esempio pratico
Poesia: Traduzione dall'italiano al greco
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SEZIONE CULTURA LA
DAMA CON LERMELLINO
di
Maria Vittoria Chiarugi Murghianni (A.D.I.t.ITALIA)
I l
settimanale OGGI nel 1996 a lettere cubitali sentenziava " La più La
Dama con lermellino, il ritratto della splendida Dama con la bianca
bestiola che ha tenuto in agitazione per gli ultimi cento anni i più grandi critici
darte di tutto il mondo, riconosciuta solo nel 1900 come opera di Leonardo da Vinci,
dopo quasi tre secoli dombra, ha ottenuto finalmente il riconoscimento e la fama che
le spettano di diritto. Il ritratto, un tela di 54cm x 39 risale al 1485 e fu eseguito da
Leonardo da Vinci , come ammettono gli esperti dal principio del secolo. Leonardo da
Vinci, nel 1482 fu inviato da Lorenzo il Magnifico alla corte sforzesca per compiere
lavori di varia natura, pittura, disegni architettonici, opere di bonifica e di difesa e
vi restò fino alla fine del secolo. Dopo il 1536 della Dama con
lermellino si persero le tracce. Dopo tre secoli di silenzio, nel 1800
ritornò alla luce, scatenando una ridda di critici, specialisti e ricercatori di archivi,
che dedicarono anni di ricerche per poter stabilire priima lidentità della Dama e
poi la sua paternità. Leonardo infatti, non firmava le sue opere
nè rivelava il nome delle persone ritratte. Oggi tutti concordano nel riconoscere nella
Dama Cecilia Gallerani, lamata di Ludovico Sforza, detto il
Moro, duca di Milano. Per arrivare a questa conclusione, gli studiosi dovettero
interpretare il ritratto nel modo in cui si risolvono i rebus su una rivista enigmistica,
cosa che il genio fiorentino amava in particolare. Sulla presenza, quindi,
dellermellino, fu possibile riconoscere Ludovico il moro, Litalico
morel bianco ermellino(Bernardino Bellincioni) perchè il Duca era stato insignito
dal Re di Napoli dellOrdine dellErmellino. Lermellino però è un
animale alquanto selvatico, che è impossibile tenere in braccio come una gatta. Vennero
presi quindi in considerazione altri animali, come la faina, la martora, la donnola, il
furetto, una varietà albina della donnola. La faina fu scartata perchè adombra la
lussuria e nessuna donna, nemmeno la più spregiudicata, e tanto meno la donna di un
principe, ne avrebbe tollerato la vicinanza, ma neppure
un pittore si sarebbe permesso di fare un simile accostamento, tanto meno Leonardo
che conosceva benissimo il galateo di corte. La bestiola ritratta è quindi un furetto,
tramite il quale Leonardo raffigurò simbolicamente lermellino, per facilitare la soluzione del rebus. Gli studiosi, sempre soffermandosi sulla donnola, trovarono la chave del mistero dellidentità della Dama: donnola in greco antico si dice galì e da galì arrivarono a Gallerani, Cecilia Gallerani, dopo di cui fu relativamente facile rifarne la storia. La Dama con lermellino supera la Gioconda - spiega il professore Flavio Caroli, ordinario di Storia dellArte al Politecnico di Milano- Il primo aspetto è quello della concezione del ritratto: Cecilia risente di quegli approfondimenti psicologici...che caratterizzavano il periodo milanese di Leonardo.Il secondo aspetto è la vivacità data dalla vivezza dei colori, della decisione dei gialli e dei rosa che lasciano trasparire la stessa fragranza, la stessa giocosità della vita di corte con i suoi capricci, le sue allusioni, le sue seduzioni. In questo ritratto aggiunge il Prof. Pedretti Leonardo riesce a cogliere la vita della persona... il pensiero è in movimento e il corpo è colto in un momento di transizione. |