L' ITALIA FRA NOI

pagina inizialepagina fondamentale
Editoriale

Come organizzare una medioteca

Intervista al Rettore Pasanisi del L.I.U.P.S.

Viaggio in Italia: La Sardegna

Gli errori frequenti

 bd14565_.gif (183 bytes)    Letteratura in classe: esempio pratico

L'italiano dell'arte

La Dama con l'ermellino

Poesia: Traduzione dall'italiano al greco

Temi sull'amicizia

 

 

pagina iniziale

pagina fondamentale

Scheda pedagogica

Letteratura in classe:

un esempio da "La fermata sbagliata"

(Marcovaldo di Italo Calvino)

 

calvino.gif (29668 bytes)

P

er chi ha un uggia la casa inospitale, il rifugio preferito nelle serate fredde è sempre il cinema. La passione di Marcovaldo erano i film a colori, sullo schermo grande che permette d’abbracciare i più vasti orizzonti: praterie, montagne rocciose, foreste equatoriali, isole dove si vive coronati di fiore. Vedeva il film due volte, usciva solo quando il cinema chiudeva; e col pensiero continuava ad abitare quei paesaggi e a respirare quei colori. Ma il rincasare nella sera piovigginosa, l’aspettare alla fermata il tram numero 30, il constatare che la sua vita non avrebbe conosciuto altro scenario che tram, semafori, locali al seminterrato, fornelli a gas, roba stesa, magazzini e reparti d’imballaggio, gli facevano svanire o splendore del film in una tristezza sbiadita e grigia.

2. Quella sera, il film che aveva visto si svolgeva nelle foreste dell’India: dal sottobosco paludoso s’alzavano nuvole di vapori , e i serpenti salivano per le liane e s’arrampicavano alle statue d’antichi templi inghiottiti dalla giungla.

3. All’uscita del cinema, aperse gli occhi sulla via, tornò a chiuderli, a riaprirli non vedeva niente. Assolutamente niente. Neanche a un palmo di naso. Nelle ore in cui era restato là dentro, la nebbia aveva invaso la città, una nebbia spessa, opaca, che involgeva le cose e i rumori, spiaccicava le distanze in uno spazio senza dimensioni, mescolava le luci dentro il buio trasformandole in senza forme nè luogo.

4. Marcovaldo si diresse macchinalmente alla fermata del 30 e sbattè il naso contro il palo del cartello. In quel momento s’accorse d’essere felice: la nebbia, cancellando il mondo intorno, gli permetteva di conservare nei suoi occhi le visioni dello schermo panoramico. Anche il freddo era attutito, quasi che la città si fosse rincalzata addosso una nuvola come una coperta. Marcovaldo, imbacuccato nel suo pastrano, si sentiva protetto da ogni sensazione esterna, librato nel vuoto, e poteva colorare questo vuoto con le immagini dell’India, del gange, della giungla, di Calcutta.

5. Venne il tram, evanescente come un fantasma, scampanellando lentamente; le cose esistevano appena quel tanto che basta; per Marcovaldo quella sera lo stare in fondo al tram, voltando la schiena agli altri passeggeri, fissando fuori dai vetri la notte vuota, attraversata solo da indistinte presenze luminose e da qualche ombra più nera del buio, era la situazione perfetta per sognare a occhi aperti, per proiettare davanti a sè dovunque andasse un film ininterrotto su uno schermo sconfinato.

6. Così fantasticando aveva perso il conto delle fermate; a un tratto si domandò dov’era;vide il tram ormai quasi vuoto;scrutò fuori dai vetri, interpretò i chiarori che affioravano, stabilì che la sua fermata era la prossima, corse all’uscita appena in tempo, scese. Si guardò intorno cercando qualche punto di riferimento. Ma quel poco d’ombre e luci che i suoi occhi riuscivano a raccogliere, non si scomponevano in nessuna immagine conosciuta. S’era sbagliato di fermata e non sapeva dove si trovava.

7. A incontrare un passante, era niente farsi indicare la via; ma, fosse il luogo solitario, l’ora, il tempo impervio, non si vedeva ombra di persona umana. Finalmente la vide, un’ombra, eattese che si avvicinasse. No: s’allontanava, forse stava attraversando, o camminando in mezzo alla via, poteva non essere un pedone ma un ciclista, su una bicicletta senza luci. Marcovaldo gridò:

- per piacere! per piacere monsù! sa dov’è via Pancrazio Pancrazietti?

La figura s’allontanava ancora, quasi non si vedeva più. Disse: Di làaaa....- ma non si vedeva da quale parte indicasse.

-destra o sinistra?- gridò Marcovaldo ma non sapeva se si rivolgeva al vuoto. Una risposta arrivò, o uno strascico di risposta: un '' ...istra’’ che poteva essere anche ‘’... estra’’ comunque poichè l’uno non vedeva l’altro, destra o sinistra non volevano dire niente......................

 

VOCABOLARIO                                                         ESPRESSIONE

Uggia: sensazione di noia                                 Non vedere a un palmo dal naso:non poter vedere neanche  

Sbiadire:Scolorire, spegnersi                                                           a  distanza ravvicinata.

Inghiottire: ingoiare, deglutire

Rincalzare: rinforzare

Evanescente:sfumato, debole

Scrutare: osservare, indagare

 

 


                                     ATTIVITA’  DIDATTICHE         

 A. Lavoriamo sul testo

 Segna qui di seguito tutti i capoversi dei paragrafi  come nell’esempio dato.

1. Nelle sere di inverno si va al cinema come per rifugiarsi

2. Una sera Marcovaldo vede un film sull’India

3.

4.

5.

6.

7.

 

B. Fare un riassunto in base ai capoversi scritti nell’attività 1

 

C. Lavoriamo sul protagonista

 

1. che lavoro fa secondo te il protagonista?

 

2. il narratore ci dà alcuni elementi per inquadrare bene il personaggio Marcovaldo. Secondo te quali?

 

3. Che immagine ti sei fatto di Marcovaldo?

 

4. Qual  è il messaggio che vuole darci il narratore?

 

5. Prova a dare un titolo a questa parte del racconto.

 

 

D. Completate la griglia seguente:

 

Nome del protagonista: ...................................................

 

Luoghi in cui sitrova in ordine cronologico

 

 

Evento iniziale della sua storia:

 

Punto clou della storia:

 

D. E ora tocca a voi

Immaginate e scrivete il continuo della storia e verificate poi, con l’aiuto dell’insegnante ( che si procurerà il racconto) le vostre supposizioni con quelle dell’autore.

 

 

Due parole su Italo Calvino e su Marcovaldo:

Italo Calvino nacque a Cuba il 1923, ma visse fino all’adolescenza a Sanremo. Partecipò alla Resistenza in Liguria. Dopo la guerra si trasferì a Torino dove collaborò con la Casa Editrice Einaudi. Nel 1964 si trasferì a Parigi. Morì nel 1985. Marcovaldo  è un eroe pover’uomo che cerca un po’ di calore al cinema in una sera di inverno. E’ un uomo Marcovaldo che ama la natura, la semplicità ma che è costretto a vivere in città. In questo racconto lui sogna di essere altrove grazie anche alla nebbia che gli impedisce di vedere la città. di vedere la realtà. Marcovaldo fantastica in continuazione e questo suo fantasticare è la causa della sua distrazione del suo scendere ad una fermata sbagliata.