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Quando il cinema entra in classe Concorso
Internazionale di scrittura in Lingua Italiana: descrizione
e regolamento L'importanza dell'interculturale: indagine
|
INTERVISTA Al
Prof. Bruno Osimo docente di Traduzione A
cura di Amelia Cepollaro
Professore,
cosa vuol dire '' Tradurre''? Il
concetto di «tradurre» ?
molto ampio e si riferisce agli ?mbiti
pi?
vari della vita sociale. Una delle traduzioni pi?
frequenti e diffuse ?
quella che facciamo quando ascoltiamo qualcuno che parla con noi, come sta succedendo in
questo momento a me con lei, e traduciamo quelle parole in immagini, concetti, idee,
emozioni, sentimenti, insomma in un materiale mentale che ?
l'unica cosa che il nostro cervello, in fondo in fondo, capisce. E un processo analogo, ma
all'inverso, lo compiamo quando vogliamo dare forma ai nostri pensieri tramite parole.
Questa intervista, con le sue domande e le mie risposte, comporta una serie innumerevole
di traduzioni, anche se non usciamo dal codice della lingua italiana. In
altre parole, tradurre significa mediare. Un bravo traduttore deve essere anche un ottimo
mediatore. Anche da un punto di vista psicologico, la personalit?
di un aspirante traduttore deve essere quella di una persona desiderosa di farsi tramite
tra due istanze che hanno difficolt?
di comunicazione reciproca. Due culture, due lingue, due tempi, due luoghi: in altre
parole due cron?topi. Quasi
tutte le questioni che la traduttologia si pone vertono proprio intorno alla mediazione:
per colmare la distanza cronotopica tra il testo originale e il lettore della traduzione,
deve essere il testo che va incontro al lettore (attualizzazione) o il lettore che va
incontro al testo? Io, in campo letterario, propendo per questa seconda ipotesi. A mio
parere ha pi?
senso che un lettore incontri qualche difficolt?
di comprensione dovuta alle peculiarit?
storiche, geografiche, culturali dell'originale, ma che in compenso scopra mondi nuovi,
piuttosto che si trovi ad avere a che fare con un testo "omogeneizzato" alle sue
capacit?
di comprensione, ai suoi standard culturali: come se il lettore non avesse denti
sufficientemente forti e palato abbastanza raffinato e curioso per gustare sapori esotici. Portando
il ragionamento al suo limite, preferisco che il lettore di un'opera letteraria tradotta
resti appassionato e frustrato, che la lettura ingeneri il desiderio di giungere un giorno
a possedere la lingua che gli impedisce di accedere direttamente all'originale. Quando
si traduce un testo bisogna necessariamente fare uno studio sull'autore? La
scuola formalista russa, settanta-ottant'anni fa, pretendeva che il testo venisse
considerato indipendentemente dalla personalit?
dell'autore. Da allora la narratologia si ?
molto sviluppata e, pur attingendo ancora per certi aspetti ad alcune intuizioni
interessanti dei primi formalisti, oggi estende il proprio oggetto di studio anche
all'autore. Il testo viene considerato alla stregua di un meccanismo segreto, per denudare
il quale ogni tipo di indagine ?
lecito. E non avrebbe senso che un traduttore si avvicinasse a un testo senza averne
indagato i meccanismi pi?
reconditi. Per
il traduttore, in particolare, ?
fondamentale conoscere le idiosincrasie linguistiche e stilistiche dell'autore: quanti pi?
testi di quell'autore sono disponibili, tanto meglio il traduttore potr?
documentarsi. Le parole non sono semplici contenitori di significato, come vorrebbero
farci credere i dizionari, soprattutti i dizionari bilingui. Ognuno di noi usa le parole
in modo irripetibile, anche se comprensibile, e la personalit?
dell'autore si esprime anche dalle peculiarit?
di uso delle parole e della loro combinazione. Il testo, come il tessuto, da cui
etimologicamente proviene, ?
un intreccio di rimandi i cui fili sono le parole. E questi rimandi spesso escono dal
testo che stiamo traducendo per arrivare a raggiungere altri testi, anche dello stesso
autore. Ritengo
quindi che, prima di accingersi a tradurre un testo, sia indispensabile l'analisi
scientifica del macrotesto dell'autore, e la conoscenza della sua biografia non pu?
che essere d'aiuto, anche per separare eventuali spunti autobiografici dal materiale
diverso presente nel testo. Nessuna opera nasce da zero: ogni testo ?
un intertesto. E il traduttore, in quanto mediatore, deve farsi carico della valenza
intertestuale di ci?
che traduce. Si
parla spesso di traduzione letterare e traduzione dopo interpretazione personale del
traduttore. Cosa ci pu?
dire a riguardo? Quando
si parla di «traduzione letterale», bisognerebbe spiegarsi meglio. Si intende la
traduzione parola per parola? Non credo, gi?
Cicerone l'aveva bocciata. Si intende una traduzione fedele? Gi?,
ma fedele a che cosa? Fedele al puro significato denotativo? Fedele alle allusioni? Fedele
allo stile? Alla sintassi? Al registro? Alla punteggiatura? Al significato etimologico? Al
ritmo? Al metro? Alla rima? Al suono? Alla funzione? A
mio parere non ha molto senso distinguere tra traduzioni letterali e interpretazioni.
Tutte le traduzioni sono interpretazioni, ma nessuna interpretazione deve essere
arbitraria. Naturalmente, questo discorso ?
necessariamente molto sintetico. La prospettiva della traduzione, la strategia traduttiva
vanno stabilite caso per caso, dopo avere effettuato un'analisi traduttologica, avere
stabilito quali sono le dominanti e le sottodominanti di un testo, e qual ?
il lettore modello al quale ci si rivolge. Che
cos'?
la traduttologia? La
traduttologia, o scienza della traduzione, ?
una disciplina che, cancellando il confine tra teoria e pratica della traduzione, si
avvale degli strumenti di varie altre discipline (come linguistica, semiotica, psicologia,
critica letteraria, analisi del testo, teoria della letteratura, narratologia, teoria
della comunicazione, lessicologia, semantica) per applicarli al proprio oggetto: lo studio
della traduzione. Non solo della traduzione interlinguistica, ma anche della traduzione
endolinguistica (a cui accennavamo all'inizio di questa intervista), della traduzione
intersemiotica (per esempio, la versione cinematografica di un romanzo) e di tutte le
attivit?
che rientrano nel campo della traduzione in senso lato. Quale
o quali consigli vorrebbe dare a chi si
avvicina a questo tipo di studio? T
bene sapere che il lavoro del traduttore, specie in campo letterario e editoriale, in
Italia non arricchisce in termini economici, che lo status sociale del traduttore ?
vago e che si tratta di un'attivit?
solitaria con scarse relazioni sia con i clienti sia con i colleghi. Richiede molti anni
di formazione (alla SSIT del Comune di Milano, dove insegno, il corso ?
di tre anni pi?
due a partire dalla laurea o dal diploma superiore, e l'accesso ?
ristretto da severi esami di selezione) e la disponibilit?
a una formazione permanente anche dopo il termine degli studi e l'avvio della professione. Il
consiglio che do ?
dunque il seguente: chiunque pensi alla traduzione come attivit?
marginale o collaterale da svolgere temmporaneamente o per diletto o per necessit?
momentanea fa bene a spostarsi su qualche obbiettivo pi?
facile da raggiungere. La professione del traduttore richiede molta seriet?
e un fortissimo impegno, e la preparazione non ?
mai troppa, e non ?
mai davvero sufficiente. Libri Manuale
del traduttore, Hoepli, 1998. Il
tr@duttore nella Rete. Internet al servizio della professionalit?,
Hoepli, maggio 2000. Corsi Corso
telematico di traduzione presso il sito http://www.logos.it. 2000. Principali
pubblicazioni Introduzione
a Pu&kin, Aleksandr, La figlia del capitano, Mondadori 1994. Postfazione
a Saltykov-1cedrin, I signori Golovl?v,
Frassinelli, 1995. Postfazione
a C?chov,
Anton, Racconti [2 voll.], Mondadori 1996. Postfazione
a C?chov,
Anton, Sahalµn,
TCI, 1998. Introduzione
a Leskov, Nikolaj, Langelo sigillato. Lebreo in Russia, Mondadori 1999. La
traduzione totale di Pe?ter
Torop, in Testo a fronte, n. 20, marzo 1999. Nabokovs
selftranslations: interpretation problems and solutions in Lolitas Russian version,
in Semiotika, n. 27, p. 215-232.Universit?
di Tartu, ottobre 1999. Postfazione
a Leskov, Nikolaj, Il mancino. Il vagabondo incantato, Frassinelli 2000. Principali
traduzioni Leskov,
Nikolaj, Il mancino. Il vagabondo incantato, Frassinelli 2000 Leskov,
Nikolaj, Langelo sigillato. Lebreo in Russia, Mondadori 1999 C?chov,
Anton, Sahalµn,
TCI, 1998 Volkov,
Solomon, San Pietroburgo. Storia culturale, Mondadori 1998. C?chov,
Anton, Racconti [2 voll.], Mondadori 1996 Saltykov-1cedrin,
I signori Golovl?v,
Frassinelli, 1995 Pu&kin,
Aleksandr, La figlia del capitano, Mondadori 1994 Tolstoj,
Lev, Racconti, Mondadori 1991. Bulgakov,
Michaµl,
Il mago nero e Lettere, in Il grande cancelliere, Leonardo 1991. Bulgakov,
Michaµl,
Ho ucciso e altri racconti, Guanda 1990. Dostoevskij,
F?dor,
Il villaggio di Stepancikovo e i suoi abitanti, Mondadori 1990. Rybakov,
Anatolij, Gli anni del grande terrore, Rizzoli 1989. Voznesenskaja,
Julija, Il decamerone delle donne, Rizzoli 1988. Berberova,
Nina, Alleviare la sorte, Feltrinelli 1988. Hazanov,
Boris, Lora del re, Sellerio 1986. Pochl?bkin,
Vµljam,
Storia della vodka. Il liquore che venne dal freddo, Slow Food 1995. Spender,
Stephen, Il tempio, Anabasi 1994. Steinbeck,
John, Cera una volta una guerra, Leonardo 1993. Gates,
David, Preston Falls, Feltrinelli 2000. American
Psychoanalytic Association, Dizionario di psicoanalisi, S&K 1991. |