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Editoriale

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bd14565_.gif (183 bytes)   Traduzione: intervista al Prof. Bruno Osimo 

Quando il cinema entra in classe

Concorso Internazionale di scrittura in Lingua Italiana: descrizione e regolamento

L'importanza dell'interculturale: indagine

Sezione ragazzi

 

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INTERVISTA

Al Prof. Bruno Osimo docente di Traduzione alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori del Comune di Milano.

A cura di Amelia Cepollaro

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Professore, cosa vuol dire '' Tradurre''?

 

Il concetto di «tradurre» ? molto ampio e si riferisce agli ?mbiti pi? vari della vita sociale. Una delle traduzioni pi? frequenti e diffuse ? quella che facciamo quando ascoltiamo qualcuno che parla con noi, come sta succedendo in questo momento a me con lei, e traduciamo quelle parole in immagini, concetti, idee, emozioni, sentimenti, insomma in un materiale mentale che ? l'unica cosa che il nostro cervello, in fondo in fondo, capisce. E un processo analogo, ma all'inverso, lo compiamo quando vogliamo dare forma ai nostri pensieri tramite parole. Questa intervista, con le sue domande e le mie risposte, comporta una serie innumerevole di traduzioni, anche se non usciamo dal codice della lingua italiana.

In altre parole, tradurre significa mediare. Un bravo traduttore deve essere anche un ottimo mediatore. Anche da un punto di vista psicologico, la personalit? di un aspirante traduttore deve essere quella di una persona desiderosa di farsi tramite tra due istanze che hanno difficolt? di comunicazione reciproca. Due culture, due lingue, due tempi, due luoghi: in altre parole due cron?topi.

Quasi tutte le questioni che la traduttologia si pone vertono proprio intorno alla mediazione: per colmare la distanza cronotopica tra il testo originale e il lettore della traduzione, deve essere il testo che va incontro al lettore (attualizzazione) o il lettore che va incontro al testo? Io, in campo letterario, propendo per questa seconda ipotesi. A mio parere ha pi? senso che un lettore incontri qualche difficolt? di comprensione dovuta alle peculiarit? storiche, geografiche, culturali dell'originale, ma che in compenso scopra mondi nuovi, piuttosto che si trovi ad avere a che fare con un testo "omogeneizzato" alle sue capacit? di comprensione, ai suoi standard culturali: come se il lettore non avesse denti sufficientemente forti e palato abbastanza raffinato e curioso per gustare sapori esotici.

Portando il ragionamento al suo limite, preferisco che il lettore di un'opera letteraria tradotta resti appassionato e frustrato, che la lettura ingeneri il desiderio di giungere un giorno a possedere la lingua che gli impedisce di accedere direttamente all'originale.

 

Quando si traduce un testo bisogna necessariamente fare uno studio sull'autore?

 

La scuola formalista russa, settanta-ottant'anni fa, pretendeva che il testo venisse considerato indipendentemente dalla personalit? dell'autore. Da allora la narratologia si ? molto sviluppata e, pur attingendo ancora per certi aspetti ad alcune intuizioni interessanti dei primi formalisti, oggi estende il proprio oggetto di studio anche all'autore. Il testo viene considerato alla stregua di un meccanismo segreto, per denudare il quale ogni tipo di indagine ? lecito. E non avrebbe senso che un traduttore si avvicinasse a un testo senza averne indagato i meccanismi pi? reconditi.

Per il traduttore, in particolare, ? fondamentale conoscere le idiosincrasie linguistiche e stilistiche dell'autore: quanti pi? testi di quell'autore sono disponibili, tanto meglio il traduttore potr? documentarsi. Le parole non sono semplici contenitori di significato, come vorrebbero farci credere i dizionari, soprattutti i dizionari bilingui. Ognuno di noi usa le parole in modo irripetibile, anche se comprensibile, e la personalit? dell'autore si esprime anche dalle peculiarit? di uso delle parole e della loro combinazione. Il testo, come il tessuto, da cui etimologicamente proviene, ? un intreccio di rimandi i cui fili sono le parole. E questi rimandi spesso escono dal testo che stiamo traducendo per arrivare a raggiungere altri testi, anche dello stesso autore.

Ritengo quindi che, prima di accingersi a tradurre un testo, sia indispensabile l'analisi scientifica del macrotesto dell'autore, e la conoscenza della sua biografia non pu? che essere d'aiuto, anche per separare eventuali spunti autobiografici dal materiale diverso presente nel testo. Nessuna opera nasce da zero: ogni testo ? un intertesto. E il traduttore, in quanto mediatore, deve farsi carico della valenza intertestuale di ci? che traduce.

 

Si parla spesso di traduzione letterare e traduzione dopo interpretazione personale del traduttore. Cosa ci pu? dire a riguardo?

 

Quando si parla di «traduzione letterale», bisognerebbe spiegarsi meglio. Si intende la traduzione parola per parola? Non credo, gi? Cicerone l'aveva bocciata. Si intende una traduzione fedele? Gi?, ma fedele a che cosa? Fedele al puro significato denotativo? Fedele alle allusioni? Fedele allo stile? Alla sintassi? Al registro? Alla punteggiatura? Al significato etimologico? Al ritmo? Al metro? Alla rima? Al suono? Alla funzione?

A mio parere non ha molto senso distinguere tra traduzioni letterali e interpretazioni. Tutte le traduzioni sono interpretazioni, ma nessuna interpretazione deve essere arbitraria. Naturalmente, questo discorso ? necessariamente molto sintetico. La prospettiva della traduzione, la strategia traduttiva vanno stabilite caso per caso, dopo avere effettuato un'analisi traduttologica, avere stabilito quali sono le dominanti e le sottodominanti di un testo, e qual ? il lettore modello al quale ci si rivolge.

 

Che cos'? la traduttologia?

 

La traduttologia, o scienza della traduzione, ? una disciplina che, cancellando il confine tra teoria e pratica della traduzione, si avvale degli strumenti di varie altre discipline (come linguistica, semiotica, psicologia, critica letteraria, analisi del testo, teoria della letteratura, narratologia, teoria della comunicazione, lessicologia, semantica) per applicarli al proprio oggetto: lo studio della traduzione. Non solo della traduzione interlinguistica, ma anche della traduzione endolinguistica (a cui accennavamo all'inizio di questa intervista), della traduzione intersemiotica (per esempio, la versione cinematografica di un romanzo) e di tutte le attivit? che rientrano nel campo della traduzione in senso lato.

 

Quale o quali consigli  vorrebbe dare a chi si avvicina  a questo tipo di studio?

 

T bene sapere che il lavoro del traduttore, specie in campo letterario e editoriale, in Italia non arricchisce in termini economici, che lo status sociale del traduttore ? vago e che si tratta di un'attivit? solitaria con scarse relazioni sia con i clienti sia con i colleghi. Richiede molti anni di formazione (alla SSIT del Comune di Milano, dove insegno, il corso ? di tre anni pi? due a partire dalla laurea o dal diploma superiore, e l'accesso ? ristretto da severi esami di selezione) e la disponibilit? a una formazione permanente anche dopo il termine degli studi e l'avvio della professione.

Il consiglio che do ? dunque il seguente: chiunque pensi alla traduzione come attivit? marginale o collaterale da svolgere temmporaneamente o per diletto o per necessit? momentanea fa bene a spostarsi su qualche obbiettivo pi? facile da raggiungere. La professione del traduttore richiede molta seriet? e un fortissimo impegno, e la preparazione non ? mai troppa, e non ? mai davvero sufficiente.

 

Libri

Manuale del traduttore, Hoepli, 1998.

Il tr@duttore nella Rete. Internet al servizio della professionalit?, Hoepli, maggio 2000.

 

 

Corsi

Corso telematico di traduzione presso il sito http://www.logos.it.  2000.

Principali pubblicazioni

Introduzione a Pu&kin, Aleksandr, La figlia del capitano, Mondadori 1994.

Postfazione a Saltykov-1cedrin, I signori Golovl?v, Frassinelli, 1995.

Postfazione a C?chov, Anton, Racconti [2 voll.], Mondadori 1996.

Postfazione a C?chov, Anton, Sahalµn, TCI, 1998.

Introduzione a Leskov, Nikolaj, L’angelo sigillato. L’ebreo in Russia, Mondadori 1999.

La traduzione totale di Pe?ter Torop, in Testo a fronte, n. 20, marzo 1999.

Nabokov’s selftranslations: interpretation problems and solutions in Lolita’s Russian version, in Semiotika, n. 27, p. 215-232.Universit? di Tartu, ottobre 1999.

Postfazione a Leskov, Nikolaj, Il mancino. Il vagabondo incantato, Frassinelli 2000.

Principali traduzioni

Leskov, Nikolaj, Il mancino. Il vagabondo incantato, Frassinelli 2000

Leskov, Nikolaj, L’angelo sigillato. L’ebreo in Russia, Mondadori 1999

C?chov, Anton, Sahalµn, TCI, 1998

Volkov, Solomon, San Pietroburgo. Storia culturale, Mondadori 1998.

C?chov, Anton, Racconti [2 voll.], Mondadori 1996

Saltykov-1cedrin, I signori Golovl?v, Frassinelli, 1995

Pu&kin, Aleksandr, La figlia del capitano, Mondadori 1994

Tolstoj, Lev, Racconti, Mondadori 1991.

Bulgakov, Michaµl, Il mago nero e Lettere, in Il grande cancelliere, Leonardo 1991.

Bulgakov, Michaµl, Ho ucciso e altri racconti, Guanda 1990.

Dostoevskij, F?dor, Il villaggio di Stepancikovo e i suoi abitanti, Mondadori 1990.

Rybakov, Anatolij, Gli anni del grande terrore, Rizzoli 1989.

Voznesenskaja, Julija, Il decamerone delle donne, Rizzoli 1988.

Berberova, Nina, Alleviare la sorte, Feltrinelli 1988.

Hazanov, Boris, L’ora del re, Sellerio 1986.

Pochl?bkin, Vµl’jam, Storia della vodka. Il liquore che venne dal freddo, Slow Food 1995.

Spender, Stephen, Il tempio, Anabasi 1994.

Steinbeck, John, C’era una volta una guerra, Leonardo 1993.

Gates, David, Preston Falls, Feltrinelli 2000.

American Psychoanalytic Association, Dizionario di psicoanalisi, S&K 1991.