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Intervista al Direttore della Scuola Apulia di Lecce Seconda settimana della Lingua Italiana - Atene |
Un progetto Europeo: esperienza di Dario Della Mura Insegno lettere in una scuola media statale di Verona, a
ragazzi cioè che hanno 10 – 14 anni e ho partecipato ad alcuni
scambi scolastici a partire dal 1995 quando, dopo una ricerca non
facilissima sono entrato in contatto attraverso la rete di scuole aderenti
all’UNESCO, con una scuola finlandese. Mi piaceva la Finlandia perché
era un paese “marginale”, poco conosciuto, con una lingua
difficilmente avvicinabile. Proprio per questi motivi mi è parso un
paese da conoscere. Dopo alcuni scambi con classi di alunni ho pensato che
era arrivato il momento di proporre qualcosa che potesse mettere a
confronto diversi sistemi scolastici, diverse culture e diversi
atteggiamenti su una tematica comune. Poiché mi interesso di cinema
e lo propongo in classe da diversi anni, ho pensato ad un progetto che
affronti lo studio di questa arte nella scuola. Come studiarlo, come
proporlo nella scuola. Ma poi è possibile farlo? In Italia con la
legge sull’autonomia scolastica entrata in vigore nel settembre del 2000
ogni insegnante può ritagliarsi, anche all’interno del suo
curricolo scolastico, una fetta di programma da svolgere su particolari
temi. Uno di questi potrebbe essere appunto l’insegnamento del cinema. A
dire il vero questo percorso l’ho iniziato alla fine degli anni ’80,
quando hanno cominciato a diffondersi anche nelle scuole i
videoregistratori, strumenti che permettono di fermare il film e di
analizzarlo, così come si fa ad esempio con una brano di
letteratura. Ho parlato dell’idea di un progetto di confronto sul cinema ai miei
partner finlandesi (ormai diventati amici) i quali hanno mostrato subito
entusiasmo. Si trattava di trovare quindi almeno un altro partner, perché
per fare un progetto europeo devono esserci almeno tre scuole di tre paesi
diversi. E qui sono cominciati i guai, perché la materia era nuova
e il dialogo non è sempre facile. La domanda più ricorrente
che mi sono sentito fare è stata: “Sono interessato ma io faccio
teatro, non è lo stesso?”, oppure: “Il cinema? E’ un buon
argomento, è interessante, ma nessuno da noi lo usa, francamente
non avevo mai pensato che si potesse insegnare”. E non pensate che siano
state risposte strane, le ho ricevute da colleghi spagnoli, francesi,
tedeschi e inglesi. Ma ad un tratto una scuola portoghese di Barreiro,
vicino a Lisbona, mi ha detto che era interessata. Era una scuola
superiore, ma non ci sono problemi in questo senso, l’importante
è trovare un filo comune da seguire. Trovati i partner, mi sono messo a scrivere il progetto. Niente di
trascendentale: Il cinema nella
scuola europea, progetto Comenius Azione 1. Ora, chi fa il progetto
diventa il coordinatore e deve tenere un po’ le fila con gli altri che
sono partner. Questi progetti prevedono che si facciano anche delle visite
di studio, cosicchè i membri si possono scambiare meglio le
opinioni e possono conoscere l’ambiente dove gli altri vivono e
lavorano. Dunque ho fatto una visita di studio in Finlandia, poi ho fatto
venire i portoghesi a Verona e al secondo anno ci siamo trovati tutti in
Portogallo. Si è trattato di verificare come si poteva insegnare il cinema nella
scuola, così ho potuto vedere che i sistemi scolastici finlandese e
portoghese non erano poi così
differenti, tant’è che i colleghi hanno potuto strutturare un
percorso didattico simile con un modulo (oggi da noi si dice così)
di 20 ore di analisi del testo filmico. Io da anni ho la possibilità
di fare con la mia classe anche 60 ore annue e quindi posso spingermi
oltre all’analisi del linguaggio, anche nei generi cinematografici e
trovare dei percorsi per esempio di cinema e letteratura, di cinema e
storia per poi affrontare alcune problematiche giovanili e/o sociali. I
colleghi stranieri devo dire che sono stati bravi e, secondo una mia
opinione personale, generalmente
lo sono di più quelli dei paesi più piccoli con culture,
come dicevo sopra “marginali”, termine che deve essere inteso
naturalmente in senso geografico e di diffusione linguistica. Mi ha arricchito parlare con questi miei colleghi e aiutarli a costruirsi un
percorso didattico da adattare alle loro esigenze, ma mi è piaciuto
anche andare nelle loro classi, assistere alle loro lezioni, parlare con i
ragazzi e vedere come studiano, capire il rapporto che hanno con i loro
insegnanti. E naturalmente stare nelle loro case, conoscere i loro amici.
Insomma in pochi giorni si può conoscere anche l’anima di un
paese. Ora
sto pensando ad un progetto di sviluppo della scuola, qualcosa che metta a
confronto diverse metodologie didattiche e di gestione e organizzazione
della scuola per risolvere problemi di interesse comune. E chissà
che in questo futuro progetto non ci sia anche una scuola greca! |